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Ampliamento di un museo a Città del Messico


Il museo scientifico "EL Eco", progettato da Mathías Goeritz nel 1952, è una delle costruzioni più significative e più emblematiche del ventesimo secolo a Colonia San Rafael in Città del Messico.


Nel 2005 il museo, di proprietà della UNAM (Universidad Nacional Autónoma de México), fu restaurato ad opera della stessa università e nel 2006 è stato indetto un concorso per l'ampliamento dello stesso che avrebbe dovuto ospitare i relativi servizi per una superficie totale di 329 mq. Il nuovo annesso doveva integrarsi con la costruzione esistente da un punto di vista estetico-stilistico, funzionale e di scelta dei materiali e sistemi costruttivi.
La progettazione è stata assegnata agli architetti Fernando Romero dello studio LAR e Juan Pablo Maza dello studio FRENTE e i loro collaboratori: Gonzalo Elizarraras, David Ortega, Estefanía Hoth, Karla Aragón, Miriam Gutierrez, Mariel de la Torre, Dolores Robles, Eduardo Sosa, Luis Fuentes, Luis Flores, Gerardo Galicia, Ana Medina, Abril Tovar, Diego Jasso, Santiago Trejo, Edgar Rodríguez, Omar Félix, Susana Hernández.


Il progetto richiede attenzione per l'atteggiamento discreto e rispettoso nei confronti della costruzione esistente mantenendo allo stesso tempo un carattere contemporaneo.


La forma ad "L" della costruzione è situata tra due pati trapezoidali: quello principale si apre alla via e mentre il secondo è un patio interno all'edificio.

 
Il piano terra ospita spazi per svariate attività, un'officina e un magazzino. Nel piano superiore risiedono uffici, sala da pranzo e i servizi.

Foto di Alvaro Capistrán, Fidel Ugarte, Silva di Jorge, Juan Carlos Polanco


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Daniel Libeskind: il Teatro di Dublino


Daniel Libeskind è l'autore del progetto del "Gran Canal Square theatre and Commercial Development" a Dublino in Irlanda commissionato nel 2004 e completato nel 2010 consistente nella costruzione di un teatro aperto pochi giorni fa e di una grande area direzionale che sarà finita nel 2011.


Il concetto era quello di sviluppare una forte presenza culturale espressa in volumi scultorei per proiettare un dialogo fluido e trasparente con le preesistente culturali, commerciali e residenziali adiacenti al sito. Questa composizione genera una composizione urbana dinamica che rispecchia la gioia ed il dramma emblematici insiti a Dublino.


Il tetrao ha una capacità solo di 2000 posti a sedere ma sarà comunque il nuovo landmark della città. E' affacciato con la "sua" piazza al porto e quindi al Gran Canal.
L'idea architettonica del teatro è basata su tre fasi: il teatro in sè; la piazza e l'ingresso multiplo.
Il teatro si trasforma nella facciata principale di una grande piazza pubblica che ha un hotel a cinque stelle e residenze su un lato ed edifici per uffici sull'altro.
La piazza funge come una lobby per il teatro, diventando palcoscenico all'aperto per riunioni civiche ad esempio o rappresentazioni teatrali attraverso l'elevazione di piattaforme per poterle vedere.
Il tetto praticabile del teatro offre altrettante viste spettacolari al di sopra il porto di Dublino.


Lo stile di Libeskind è percebile in ogni gesto, in ogni dettaglio dell'opera. Ogni segno tracciato è netto e funzionale; nulla è lasciato al caso!

Particolari tecnici
blocco sud adibito ad uffici:  21.092 mq
teatro:  13.768 mq con 2.000 posti a sedere
blocco nord adibito ad uffici:  33.320 mq

Struttura del teatro:
Il rivestimento esterno è in pannelli di acciaio inossidabile ancorati su struttura portante in calcestruzzo armato e acciaio.
I vetri usati sono ad alto rendimento con telai in acciaio.


Figure
progetto: architekt Daniel Libeskind ag
tecnico delle strutture: consulenti tecnici Arup
impianti elettrotecnici e meccanici: consulenti tecnici Arup
consulente acustico: Arup
progettista illuminotecnica: Pritchard Themis
consulente in materia di protezione antincendio: Michael Slattery associates
consulenti in materia della facciata: Billings design associates
consulenti in materia del rivestimento (acciaio e vetro): Permasteelisa Group
appaltatore: John Sisk & son ltd.
subappaltatore della facciata: permasteelisa central europe (teatro)
permasteelisa s.p.a (edifici commerciali)



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Il Museo della Memoria a Santiago in Cile


Estudio America ha recentemente concluso il progetto e la costruzione del nuovo Museo della Memoria nella zona culturale a Santiago in Cile.
L'importante eredità lasciata dai grandi architetti brasiliani come Oscar Niemeyer, Mendes da Rocha, Lina BO Bardi ed altri appartenenti al movimento moderno, ha influenzato la progettazione di quest'opera.


Il risultato?
Un volume puro, dove gli sforzi vengono assorbiti dalla struttura resa visibile, non mascherata, che diventa elemento architettonico. La costruzione è circondata da due vasche d'acqua, e il volume è leggermente sollevato creando una linea d'ombra sulla base...un corpo sospeso!

Il rivestimento è semplice, essenziale, pulito, apparentemente leggero (le lastre di rame ossidato forate hanno hanno un peso per unità di volume pari a 89 kN/mc rispetto a 78,50 kN/mc dell'acciaio) che fa trasparire anche dall'esterno la struttura.


All'interno, una grande ombra accoglie gli ospiti, che passano da un piccolo ingresso prima di addentrarsi in ambienti a triplice altezza, con percorsi posti sul perimetro, a contatto visivo con l'esterno, che si snodano tra le varie sale della mostra.


E' stato dedicato alle vittime della dittatura di Pinochet.
Infatti tra le esposizioni ci sono collezioni di foto, di annotazioni e di cronache strazianti in prima persona delle vittime e delle loro famiglie.

Foto di © Nico Saieh







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Next Stop: M9...un segno di rinascita per Mestre

M9 è un progetto promosso dalla Fondazione di Venezia, un ente privato che agisce dagli inizi degli anni ‘90 nel panorama culturale ed educativo della città. La Fondazione, grazie all’acquisizione di tre lotti contigui nel centro di Mestre, inclusi in un piano di recupero di iniziativa pubblica, intende realizzare un nuovo quartiere della cultura, dotato di sedi, attività e servizi, per un totale di 40.000 mc, 8.000 mq di superficie lorda e un’altezza massima degli edifici di 30 metri. 

Il programma prevede tre funzioni principali: il Museo del Novecento (8.000 mq), istituzione dedicata alle grandi trasformazioni sociali di Mestre nel XX secolo e concepita secondo i più avanzati standard della conservazione e dell’interattività in ambito museale, che sorgerà sul sito dell’ex Caserma Pascoli; unità commerciali e direzionali (4.400 mq); un centro commerciale (4.500 mq), ospitato nell’ex Caserma Matter restaurata e riaperta al pubblico. L’investimento complessivo, sostenuto interamente dalla Fondazione di Venezia, si aggira attorno ai 100 milioni di euro.


La stessa fondazione riguardo il progetto del Museo di Mestre, denominato MU.ME., sta elaborando il concept necessario per individuare il percorso che porti l’iniziativa verso un impianto contenutistico e architettonico al livello delle più avanzate esperienze nazionali e internazionali. Il progetto riveste e rivestirà sicuramente un’importanza fondamentale non solo per l’intrinseco valore artistico-culturale, ma anche e soprattutto per il recupero gli spazi e dell’immagine della città di Mestre.

Sarà una rinascita simile a Bilbao, che grazie al Guggenheim Museum è risorta dalle ceneri della grande industria?
L’architetto David Chipperfield non è di quest’idea. Non basterà un museo moderno e audace per cambiare volto a una città dove, per il momento, c’è poco o nulla di valenza architettonico-culturale. E’ vero che Mestre ha qualcosa in comune con la cittadina spagnola, ma lo stesso Chipperfield afferma: “...è tutto un altro paio di maniche. Nel caso di Mestre, un museo centrale e innovativo può essere solo uno dei molti passi da compiere per rivitalizzare la città. Accanto al progetto dell’M9, devono prendere piede altre iniziative di grande portata. [...] Si può fare molto non è certo il caso di scoraggiarsi o demoralizzarsi. Le prospettive economiche e demografiche di Mestre sono positive, preannunciano un futuro interessante ma il cambiamento lo possono fare solo le infrastrutture”. 


I primi di marzo David Chipperfield era a Venezia per un soprallugo dell'area. L’architetto britannico, che non ama essere definito un archistar, è uno dei sei professionisti che concorrono al miglior progetto per la realizzazione dell’M9.
“Sono molto entusiasta di partecipare al concorso - continua l’architetto - credo che per Mestre sia un ottimo segno. Che ci sia bisogno di una struttura nuova e affascinante dal punto di vista estetico e strutturale è ovvio, ma ci vuole anche la sostanza”.

L’M9 di David Chipperfield è una struttura che allarga lo spazio pubblico della città: “Nel mio progetto, lo spazio che circonderà il museo sarà a disposizione dei cittadini, non solo dei visitatori che vi si recano apposta. Lo immagino come un’area dove si possa trascorrere piacevolmente del tempo anche nella vita quotidiana, o magari di passaggio”.

Secondo l’architetto del Neues Museum, però, un museo non è la soluzione alla crisi d’identità di Mestre: “Non puoi dire: cosa faccio di questa città? Cominciamo col metterci un bel museo. Mestre è a due passi da Venezia, che di musei ne ha un centinaio. Sarà difficile, se non impossibile, che i turisti decidano di andare a Mestre solo per visitare il nuovo museo. Potrà essere un ottimo valore aggiunto nella geografia della città, ma non la sua soluzione”.

A Venezia, David Chipperfield è impegnato da tempo anche nella realizzazione di una nuova ala del cimitero di San Michele in Isola. “In questo progetto siamo indietro - dice - per realizzare la prima facciata abbiamo impiegato 10 anni e temo ce ne vorranno almeno altrettanti per completare le altre due. Purtroppo, si mettono sempre di mezzo difficoltà finanziarie, ma il mio studio farà del suo meglio per portare a termine l’opera il prima possibile”.

Gli altri progettisti invitati a concorrere alla redazione del progetto M9, selezionati seguendo il criterio dell’esperienza e competenza nell’ambito museale e del restauro di edifici storici, sono Carmassi Studio di Architettura (Italia), David Chipperfield Architects (Gran Bretagna/Italia), Agence Pierre - Louis Faloci (Francia) – Mansilla + Tuñón Arquitectos (Spagna), Sauerbruch Hutton (Germania) e Souto de Moura Arquitectos (Portogallo).


"Meravigliosa cosa l'architettura...
prodotto di popoli felici e fattore di felicità dei popoli.
Le città felici hanno un'architettura..."
Le Corbusier
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