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Kengo kuma: "Troverò un'alternativa al cemento"

Ecco cos'ha detto il grande architetto giapponese al congresso mondiale di Torino -Uia:
«Il mio sogno è trovare un nuovo metodo per l'architettura, per questo amo sperimentare sempre. L'importante è trovare un'alternativa al cemento. Prima del suo arrivo, in Giappone c'era il legno, in Italia la pietra. Poi il cemento ha annullato tutte le differenze culturali. Io voglio esaltare i diversi metodi di costruzione. Credo che questo sia un modo concreto per realizzare un'architettura sostenibile».

Affiancato da professionisti e amanti dell'architettura, Kengo Kuma arriva a Torino per esporre la sua lectio magistralis durata due ore...e durante tutto questo tempo è riuscito a tener alta l'attenzione con la sua calma zen e la sua determinazione! E' stata una sorta di esposizione controcorrente, non in accordo con la tendenza architettonica di oggi giorno dove, in molte aree del mondo, si pratica la filosofia del costruire senza tregua; lui esalta il vuoto:

«Un grande riferimento per la mia architettura, il vuoto ha in architettura la stessa importanza che ha il silenzio in musica. [...] Molti miei colleghi credono che debba essere il museo il motivo di visita di un luogo, concepiscono i musei come fini. Per me sono mezzi: l'architettura deve essere una finestra verso qualcos'altro, sempre nel rispetto dei fenomeni naturali».

Inoltre ci tiene a far capire il suo Paese:
«Quando si parla di Giappone, si pensa sempre che il materiale per eccellenza sia il vetro, ma non è così: la verità è che la prima fabbrica di vetro in Giappone è stata costruita solo nel 1907». Infatti il confine tra esterno ed interno fino ad allora era definito dalla carta di riso.

«Da noi vige la cultura dei limiti deboli, mentre in Occidente si è sviluppata quella dei limiti forti: i perimetri, infatti, vengono disegnati da superfici dure, come le pietre, le rocce. [...] Quando dovevo progettare l'headquarter di Louis Vuitton a Tokyo ho pensato che era mio dovere coniugare una realtà come quella di Omotesando, la via Montenapoleone cittadina, con i numerosi alberi presenti nell'area. Per questo motivo ho scelto di utilizzare il legno per la facciata dell'edificio. Bernard Arnault all'inizio non era d'accordo, ma poi ha cambiato idea. Per convincere il Comune, preoccupato invece per il pericolo d'incendio, ho pensato di "decorare" la facciata con una serie di irrigatori. Ha funzionato».

Kuma è noto soprattutto per le sue opere minori, dove traspare anche in queste la scrupolosa ricerca dei materiali e l'attenzione per la natura; l'unica differenza è che riesce a far percepire il suo "io" più profondo, come per esempio le sale da the, simbolo per eccellenza della cultura giapponese:

«Adoro i progetti minori perché è grazie ad essi che posso mostrare al pubblico il mio manifesto. [...] Le sale da the costruite negli ultimi anni mi divertono moltissimo perché posso provare i vari materiali: ho costruito pareti di plastica e di organza ma anche leghe di cartone e plastica. [...] Mi piace creare attraverso i materiali poveri uno spazio spirituale, dice. Adoro indagare il rapporto tra spiritualità e materiali di basso costo. Una volta ho dovuto costruire un padiglione per una nota marca di champagne. La committenza mi spiegò che la particolarità del prodotto stava nel non perdere mai il sapore, neanche a temperatura ambiente. Allora ho pensato di tenere come concetto guida proprio la temperatura ed è venuto fuori un padiglione che cambia forma a gradi diversi».

Alla mostra "Casa per tutti" alla Triennale di Milano è esposta la sua ultima opera, l'abitazione- ombrello:
«La parola casa in giapponese significa ombrello, per questo ho costruito una casa fatta di ombrelli di tessuto cartaceo e molto economico: i miei studenti l'hanno realizzato in due ore e una volta realizzata, hanno fatto una festa all'interno che è durata tutta la notte».



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Il cemento

[...] è una materia meravigliosa.

Permette strutture modellate secondo le linee di forza, superfici autoportanti: crea strutture organiche, crea forme vere; con esso la struttura si identifica nell'architettura: lasciarlo come viene togliendo le casseforme (il new-brutalism, come dicono gli inglesi) ma le casseforme sieno fatte ad arte.

E' la materia che identifica struttura e architettura, in forme essenziali e pure; ci libera dall'angolo retto.
E' la materia che assume la forma per la quale una architettura sta, e la definisce e chiude in sè senza altri margini: ciò che ha fatto Nervi nell'auditorio dell'Unesco a Parigi è stupendo, è greco, è attico.

Non lasciate lacune alla vostra cultura: conoscete gli Henebique, conoscete Perret, conoscete Maillart, conoscete Nervi, Danusso, conoscete Morandi, conoscete Freyssinet, conoscete Torroja: e conoscete quegli architetti intuitivi del cemento armato, che ne hanno tratto immaginazioni magnifiche, sorprendenti, poetiche, d'architettura, Niemeyer (un genio) e Candela [...]
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Giò Ponti

"Amate tutta l'architettura, l'antica, la moderna [...] amate l'architettura per quel che di fantastico, avventuroso e solenne ha creato - ha inventato - con le sue forze astratte, allusive e figurative che incantano il nostro spirito e rapiscono il nostro pensiero: scenario e soccorso della nostra vita [...] amatela per le illusioni di grazia, di leggerezza, di forza, di serenità, di movimento che ha tratto dalla grave pietra, dalle dure strutture [...] amatela per il suo silenzio, dove sta la sua voce, il suo canto, segreto e potente [...] amatela per l'immensa umana gloriosa millenaria fatica umana che essatestimonia con le sue cattedrali, i suoi palazzi, le sue città, le sue case, le sue rovine [...] amate l'architettura antica e moderna: esse han composto assieme quel teatro che non chiude mai, gigantesco, patetico e leggendario, nel quale noi ci muoviamo, personaggi-spettatori, vivi e naturali, in una scena "al vero": inventata ma vera, dove si avvicendano giorno e notte, sole e luna, sereno e nuvole, vento e pioggia e tempesta e neve, dove sono vita e morte, splendore e miseria, bontà e delitto, pace e guerra, creazione e distruzione, saggezza e follia: l'architettura crea il teatro della Storia, alla scala del vero: parla tutti i linguaggi. [...] amate l'architettura per le gioie e le pene alle quali le sue mura, sacre all'amore ed al dolore, hanno dato protezione: per tutto quello che hanno ascoltato (se i muri potessero parlare!) ed hanno conservato in segreto; amatela per la vita che s'è svolta in essa, per le gioie, i drammi, le tragedie, le follie, le speranze (questa forma di follia), le preghiere, le disperazioni (questa forma di lucidità), i delitti stessi che rendono sacri-amori et dolori sacrum, come in fronte alla Chiesa della Passione a Milano - tutti i muri, pieni di storia, di fatica, di vita e di morte, di poesia, di follia, di richezza e di miseria [...] amate l'architettura per gli incantesimi che ha creato attorno a noi, attorno alla nostra vita; pensate a Venezia, pensate alle enormi acttedrali, ai monumenti sublimi [...] amate l'architettura moderna, dividete gli ideali e gli sforzi, la volontà di chiarezza, di ordine, di semplicità, d'onestà, di umanità, di profezia, di civiltà. Amate l'architettura moderna, comprendetene la tensione verso una essenzialità, l'attenzione verso un connubbio di tecnica e di fantasia, comprendetene i movimenti di cultura, d'arte e sociali ai quali essa partecipa; comprendetene la "passione".
[...] amatela, l'architettura moderna, nei suoi giovani architetti, d'ogni paese, valorosi ed entusiasti; nel suo grembo, con questi giovani, è il futuro, cioè il mistero delle infaticabili creazioni e delle speranze umane [...] amate gli architetti moderni - non ci sono altri architetti per voi - ma siate duramente esigenti con essi: è il modo vero di amarli, di operare con loro e per loro: richiamateli sempre alla loro responsabilità, alla purezza che animò ed anima i loro movimenti: essi non debbono seguitare gli stili del passato (sarebbe più facile) ma debbono seguitare la nobiltà che gli stili del passato ci dimostrano nell'incanto delle opere più pure (è più difficile); essi debbono salvare quel che il passato ha fatto, perchè appartiene alla loro arte, ed è il loro blasone nella storia; essi debbono operare nella misura di quello che il passato ci ha dato, procedere con pari valore, per non essere degni di ciò che il futuro si aspetta da loro, con la più pura dedizione.
Amate le meravigliose materie dell'architettura moderna cemento, metallo, ceramica, cristallo.
Amate i buoni architetti moderni, siate tifosi dell'uno o dell'altro: associate il vostro nome alle loro opere, che resteranno anche col vostro nome; e amateli esigentemente senza indulgenza; e fateli operare.
Esigete da loro case per tutti felici e perfette per confortare la vostra vita, con una architettura civilissima bella serena luminosa sonante chiara colorata e pura.
Esigete che onorino il vostro lavoro, con civilissimi edifici per la vostra attività.
[...] esigete da loro, sempre, una architettura piena di simpatia umana, piena di immaginazione, nitida, essenziale, pura: pura come un cristallo."
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